Dopo avervi parlato delle buste paga dei dipendenti a tempo pieno, affrontiamo il tema della soddisfazione dei lavoratori italiani. E allora, quanti sono i dipendenti insoddisfatti del proprio lavoro? Di quale settore fanno parte? E che giudizio danno in merito ai principali fattori della qualità del lavoro?

Più di 2000 anni fa, Confucio affermava: “Scegli il lavoro che ami e lavorare non ti peserà mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita”.Il filosofo cinese ha racchiuso in queste semplici parole una grande verità: stare bene sul posto di lavoro ti cambia in meglio la vita e ti permette di proiettarti con entusiasmo nel futuro. E allora la domanda fatidica è: ma in Italia, siamo felici sul posto di lavoro? Secondo i risultati della nostra indagine la risposta è affermativa, anche se ci sonodelle evidenti zone d’ombra: sebbene la maggioranza dei lavoratori dipendenti si dichiari soddisfatta del proprio lavoro, oltre un lavoratore su quattro esprime, di converso, un giudizio negativo. Per il 26% dei dipendenti intervistati la massima di Confucio è una palese utopia.

Quanto siamo soddisfatti del nostro lavoro?

La soddisfazione complessiva dei lavoratori (espressa su una scala da 1 a 10) raggiunge la sufficienza piena e si attesta a 6,5. Ma quali sono, in dettaglio, i fattori della qualità del lavoro che impattano maggiormente sulla soddisfazione dei nostri lavoratori? Su tutti emerge la “stabilità”, che raggiunge un voto medio pari a 7,1. L’unico dei nove fattori indagati a scrollarsi di dosso la sufficienza. Poco sotto la soglia del “sette” si posizionano gli “orari di lavoro”(6,9) e poi a scendere tutti gli altri fattori, fino alla “retribuzione”, che è l’ultimo a raggiungere la sufficienza, seppur striminzita (6,0). L’unico elemento in zona rossa è rappresentato dalle “prospettive di carriera”, che si fermano a 5,4.

E’ interessante notare come agli estremi della nostra classifica si posizionino due fattori che rappresentano, almeno apparentemente, due facce della stessa medaglia: alla stabilità contrattuale sancita dal tempo “indeterminato” fa da contraltare l’assoluta mancanza di prospettive di carriera e di crescita professionale. Vedremo nel prosieguo dei nostri articoli quale sarà l’elemento in grado di scardinare questo apparente trade-off tra stabilità e carriera. Ma per ora non possiamo anticiparvi alcunché…

I settori più soddisfatti in Italia

Infine, andiamo a vedere quali sono i settori dove i lavoratori sono più soddisfatti.

Qui c’è una sorpresa bella e buona: in assoluto i lavoratori più soddisfatti sono quelli della scuola (7,4), in primis i tanto “vituperati” insegnanti. Ma forse una sorpresa non è, almeno ripensando alla massima iniziale di Confucio: probabilmente gli insegnanti hanno la fortuna di fare un lavoro che amano, anche a dispetto dell’assoluta mancanza di prospettive di carriera e di una busta paga non particolarmente “pesante” (vi ricordiamo che la busta paga del settore scuola è sostanzialmente in linea con il dato mediano registrato a livello nazionale).

Sul podio dei lavoratori più soddisfatti salgono anche quelli appartenenti al settore “tessile, energia, chimica” (7,2) e “credito, esattorie, assicurazioni” (7,0). In entrambi i casi il voto medio è sensibilmente superiore al dato medio nazionale.

I lavori “infelici”: le categorie più insoddisfatte

I fanalini di coda della classifica sono la pubblica amministrazione (6,2) e la comunicazione (6,0). In entrambi i giudizi pesano nettamente l’assenza di prospettive di carriera e le retribuzioni. Ma per l’analisi dettagliata dei fattori che impattano sulla soddisfazione di ciascuna categoria vi rimandiamo all’articolo successivo e alle sue dataviz interattive.

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